Quanto alla presunta incompletezza del mandato di arresto, De Sena sottolinea che ” anche a voler ritenere sussistente la lacuna (nel mandato c’è comunque l’indicazione dl lasso di tempo di commissione dei crimini) il ministro aveva l’obbligo di consultarsi con la Cpi; la lacuna costituita dalla mancata indicazione dei giorni, in cui Almasri avrebbe commesso i crimini contestatigli poteva essere colmata attraverso una interlocuzione con la Cpi, sempre che di lacuna possa parlarsi. E – precisa De Sena – non esiste discrezionalità a questo riguardo: c’è un obbligo di interlocuzione (art. 91, c. 4 dello Statuto)”. Se ci si sposta alla censura di “illogicità” del mandato formulata dal Guardasigilli, questa presunta illogicità, spiega all’AGI De Sena, avrebbe dovuto farla valere da Elmasry “davanti alla Corte penale internazionale nel processo (art. 81 dello Statuto), e invece è stata usata qui da noi come motivo per non consegnare “. Dunque, riassume il giurista, “l’incompletezza poteva essere colmata con interlocuzioni con la Cpi, che Nordio aveva l’obbligo di intraprendere ai sensi dell’art. 91 comma 4 dello Statuto della Cpi. Lui si riferisce all’art.91 comma 2, che indica come i mandati debbano avere requisiti formali equiparabili a quelli richiesti per le estradizioni, ma dimentica il comma 4, che lo obbliga a interloquire con la Cpi”. “La pretesa illogicità – aggiunge – poteva esser fatta valere dall’imputato ai sensi dell’art. 81 dello Statuto dinanzi alla Trial Chamber, in sede di impugnazione del mandato di arresto emesso dalla Pre Trial Chamber. Non è questione la cui valutazione competa allo Stato richiesto, ivi compreso il suo Ministro della giustizia.”
La linea del governo italiano sembra un attacco alla Cpi. Ciò rappresenta una svolta nel rapporto tra l’Italia e le istituzioni internazionali? “Me lo sono chiesto anche io – risponde De Sena – e ritengo che questo governo, e in particolare Nordio, non comprenda la logica dello Statuto della Corte. Nel momento in cui lo abbiamo ratificato, gli abbiamo dato esecuzione, e abbiamo dettato norme di attuazione della legge di esecuzione, ci siamo vincolati a cedere una quota della nostra potestà punitiva alla Corte. Ciò che non riesce accettabile a Nordio e a questa compagine di governo – ribadisce De Sena – è questo: abbiamo ceduto una quota di giurisdizione penale ridotta, relativa a poche gravissime fattispecie criminose alla Corte penale internazionale, con tutto ciò che ne consegue. Loro ragionano come se la Cpi non fosse sovraordinata rispetto allo Stato, come se fosse un altro Stato che chiede un’estradizione, in una relazione orizzontale: non è così. Lo Stato – conclude – si è subordinato liberamente alla Cpi. Depotenziando il ruolo della Corte, è come se ci si mettesse di fatto fuori dalla Cpi.
