Non ho mai votato per Matteo Renzi. Non ho apprezzato la sua legge sulla finta di nomina Rai. Non ho condiviso quel referendum sulla Costituzione. Non mi sono piaciute le sue polemiche con Report e con altri media. Voterò Si a tutti i quesiti referendari, a cominciare da quelli sul lavoro. Tutto ciò premesso non riesco davvero a comprendere il silenzio che ancora circonda le sue parole sul caso Paragon: lo spionaggio di artisti e cronisti, la sua richiesta al governo di desecretare gli atti e di rendere pubblici tutti i nomi degli spiati, compresi quelli dei rappresentanti della Chiesa intercettati mentre parlavano con le donne e gli uomini impegnati nella salvezza delle vite degli altri. Le agenzie private che si stanno occupando della grave vicenda sanno già che si tratta di decine e decine di persone, tra loro il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, e non solo. Alcuni sono stati intercettati per deliberata volontà del governo, altri sono stati pescati a strascico perché parlavano con gli spiati, in questo elenco ci sarebbero i nomi che il governo non vuole rendere pubblici, perché riguardano figure non secondarie della politica , del giornalismo, della Chiesa cattolica.
Quegli elenchi vanno resi pubblici, anche per impedire che il segreto possa favorire la vendita di dossier, il tiro al bersaglio, i ricatti.
Lo spionaggio, sarà bene ricordarlo, si accompagna alla sistematica violazione del Media Freedom Act, alle querele bavaglio, alla mancata tutela delle fonti. Questa é la vera emergenza informazione, questa la denuncia da portare in ogni sede, a cominciare dalla commissione europea che non può non sottoporre l’Italia alle stesse ispezioni e sanzioni già inflitte alla Ungheria. Possibile mai che su questo fronte non si possa realizzare un fronte che metta insieme opposizioni, associazioni, costituzionalisti, istituzioni di rappresentanza dei giornalisti?
Perché non reclamare insieme “fuori nomi degli spioni e degli spiati. Un secondo dopo, niente paura, si potrà tornare a darsele di santa ragione,
Quegli elenchi vanno resi pubblici, anche per impedire che il segreto possa favorire la vendita di dossier, il tiro al bersaglio, i ricatti.
Lo spionaggio, sarà bene ricordarlo, si accompagna alla sistematica violazione del Media Freedom Act, alle querele bavaglio, alla mancata tutela delle fonti. Questa é la vera emergenza informazione, questa la denuncia da portare in ogni sede, a cominciare dalla commissione europea che non può non sottoporre l’Italia alle stesse ispezioni e sanzioni già inflitte alla Ungheria. Possibile mai che su questo fronte non si possa realizzare un fronte che metta insieme opposizioni, associazioni, costituzionalisti, istituzioni di rappresentanza dei giornalisti?
Perché non reclamare insieme “fuori nomi degli spioni e degli spiati. Un secondo dopo, niente paura, si potrà tornare a darsele di santa ragione,