Al cinema dal prossimo giovedì 27 marzo con BIM Distribuzione la seconda prova registica di Valerio Mastandrea, ‘Nonostante’ – titolo d’apertura della sezione Orizzonti a Venezia 2024 – un film surreale, naif e intimista che racconta secondo una parabola onirica la paura della morte e la leggerezza dell’amore.
Sospesi in una terra di mezzo tra la vita e la morte, le anime dei comatosi, mentre i loro corpi giacciono nei letti di ospedale, si agirano dentro e fuori la struttura di ricovero, incontrando medici e pazienti, assistendo ai ricoveri e alle dipartite, senza essere visti. Tra loro c’è quella del protagonista, un cinquantenne – interpretato dallo stesso Mastandrea; si trova lì da tempo, settimane o forse mesi. La sua situazione è grave – un bambino gli è finito addosso cadendo dal secondo piano e tranne le visite dei genitori e del piccolo scampato alla tragedia che di tanto in tanto si palesano, non riceve mai nessuno.
Mastandrea si aggira tra i reparti e fuori dell’ospedale, trascorrendo giornate in fondo ‘piatte’, cercando di non esser portato via quando si alza un vento forte, una situazione che si verifica quando qualcuno sta per andarsene.
Tutto cambia però quando in ospedale arriva una donna in coma, vittima di un incidente stradale che va ad occupare quella che lui ormai considerava ‘la sua stanza’. Dal carattere spigoloso, la nuova occupante – straordinaria l’interpretazione dell’attrice argentina Dolores Fonzi, di grande intensità e di una bellezza traboccante ma al contempo normale – sembra inizialmente voler schivare la curiosità di Mastandrea che non stenta a definire un ‘guardone’. Eppure la sua energia, la sua voglia di vivere, scuotono nel protagonista qualcosa rimasto lì sopito da tempo. ‘Nonostante’ è un film originale, surreale e quasi naif, capace di affrontare la paura della morte e la leggerezza dell’amore in modo disarmante e commovente.
Accanto ai due, tra le anime sospese, Laura Morante e Lino Musella, in ritratti particolarmente azzeccati, e tanti piccoli cammei: da Barbara Ronchi a Luca Lionello, da Justin Korovkin a Raffaele Vannoli.
Un piccolo gioiello, pienamente nelle corde dell’attore e regista Mastandrea – che poggia sulla solida scrittura dello sceneggiatore Enrico Audenino – arricchito dalle musiche del compositore islandese Tóti Guðnason che, nonostante la sua parabola onirica e surreale affonda in un dolore autentico: del resto il regista ha dedicato l’opera a suo padre Alberto, scomparso nel 2023.