Ieri, a Firenze, migliaia di persone hanno sfilato dietro lo striscione “Free Palestine, in piazza per la Palestina“, chiedendo la fine della guerra a Gaza, la cessazione dell’occupazione e l’apertura immediata di un percorso politico di pace giusta.
Alla manifestazione, partita da piazza Poggi e diretta verso il piazzale Michelangelo, hanno aderito decine di realtà della società civile, tra cui ARCI, ANPI, CGIL, Amnesty, COSPE, Emergency, Oxfam, Legambiente, oltre ad Articolo 21 insieme a molte altre organizzazioni della società civile.
Un corteo colorato, attraversato da bandiere palestinesi e della pace, con la presenza di famiglie, cittadini, turisti. In piazza le voci dal cuore della tragedia in corso: giornalisti palestinesi, medici di Gaza e, in collegamento, un medico di Emergency.
Articolo 21 vuole rilanciare con forza la testimonianza del giornalista Safwat Kahlout, corrispondente di Al Jazeera, che ha raccontato il sistematico “giornalisticidio” in atto a Gaza: un massacro silenzioso che ha già portato alla morte di oltre 206 operatori dell’informazione, il più letale nella storia moderna.
Secondo il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, prendere di mira i cronisti è un crimine di guerra, parte di una strategia per eliminare testimoni scomodi e cancellare la verità. L’appello alle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani è chiaro: chi tace è complice.
Articolo 21 si unisce a questo grido: non smetteremo di denunciare. Continueremo a testimoniare, affinché venga spezzato il muro di gomma, silenzio e omertà che circonda la sorte dei colleghi palestinesi e quello che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Perché la libertà di stampa non può essere bombardata.