80 anni dalla Liberazione, verso il 25 aprile 2025

Dalle Fosse Ardeatine al 25 Aprile, quanti conti ancora aperti con il Fascismo!

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Un anno fa il battaglione della polizia tedesca ‘Bozen’ contro cui venne compiuto dai partigiani romani l’attentato di via Rasella, veniva definito dal presidente del Senato La Russa, come una sorta di banda musicale di militari quasi in pensione, così tentando di svilire una delle azioni più efficaci condotte dalle forze della resistenza romana contro gli occupanti. Quest’anno la strage dei 335 militari e civili, donne e uomini, che per rappresaglia venne organizzata e portata a termine nelle cave delle Fosse Ardeatine che, dopo le brutali esecuzioni sommarie vennero richiuse e nascoste, è stata attribuita dalla seconda carica dello Stato solo ai nazisti escludendo così qualunque responsabilità dei servili e determinati complici fascisti.

Così ha fatto anche la presidente del Consiglio Meloni – come una qualunque borgatara pasionaria, non come capo del governo –, che evidentemente non intende mostrare tentennamenti sulla sua collocazione ideale e politica, dopo la sgangherata esibizione alla Camera dei Deputati sul Manifesto di Ventotene e contro l’Europa Federale. Spinelli, Rossi e Colorni non vittime delle persecuzioni fasciste che dal confino disegnano un futuro di libertà, ma poveri esaltati che predicavano la dittatura del proletariato! Neppure in quel caso è comparsa la parola fascista. Figurarsi se quei due potranno mai definirsi antifascisti, neppure nell’80esimo anniversario della lLiberazione, ricorrenza dalla quale ci separa soltanto un mese.

Due delle più alte cariche dello Stato sono l’incarnazione, la palese dimostrazione di quanto ricostruito con cura dettagliata da Mimmo Franzinelli, nel libro edito da Laterza dal titolo “Il fascismo è finito il 25 aprile 1945”, senza punto interrogativo, ma con un testo ricco di dimostrazioni che la realtà è tutt’altra cosa. A partire dal secondo dopoguerra, quando si consentì la prosecuzione di attività lavorative a personaggi molto compromessi con il regime. Il caso più clamoroso è quello di Marcello Guida, che da direttore del carcere di Ventotene, nel quale erano stati rinchiusi dal fascismo padri della patria come Sandro Pertini, Umberto Terracini, Luigi Longo, Giuseppe Di Vittorio, Mauro Scoccimarro, fino agli stessi Spinelli, Rossi e Colorni, passo passo fece carriera nell’Italia repubblicana e democratica fino a diventare il Questore di Milano in coincidenza con la terribile strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Pertini, presidente della Camera, nel 1970 si rifiutò di stringergli la mano e di ricevere i suoi omaggi un giorno che era giunto a Milano per una commemorazione di fatti della Resistenza. Non volle incontrarlo non solo perché memore di Ventotene, ma anche per le responsabilità di Guida nella conduzione delle indagini sulla strage che avevano portato alla morte in questura di Pinelli, accusato ingiustamente d’essere coinvolto nella strage.

E lo spazio lasciato libero ad una ideologia mai decisamente respinta dalla cultura e dalla storia d’Italia ha portato ad attentati, stragi, accordi politici, aggressioni che hanno condizionato la nostra vita democratica. Ma non solo, anche a intollerabili nostalgie, come la decisione di dedicare piazze o vie a gente come Almirante e a negarla a protagonisti della vita democratica.

Franzinelli cita anche in caso emblematico sardo. Protagonista la ‘Corona de Logu’ che raggruppa amministratori indipendentisti. Questa, in sintesi, la loro richiesta: “poiché durante il fascismo furono completamente calpestati i valori di solidarietà e uguaglianza, l’esercizio dei diritti civili, sociali e religiosi a seconda del sesso, della razza, della lingua, della religione, delle opinioni politiche e delle condizioni sociali, si deve evidenziare il valore della cittadinanza onoraria da conferire a personalità battutesi nella loro vita per conquistare e preservare i diritti e le libertà invece di sopprimerli e negarli”. Neppure la sollecitazione ad approvare questa ordinanza in funzione delle giovani generazioni spinse la maggioranza dei consiglieri di alcuni comuni, come Oristano e Terralba ad accoglierla.

Insomma, le strade sottotraccia che il fascismo segue, a volte in modo strisciante, a volte in modo palese, conclude Franzinelli, non sono state e non sono ancora oggi ostacolate o fermate. In questi trenta giorni che mancano dalle celebrazioni per l’80esimo anniversario della liberazione, cosa dovremo ancora aspettarci?


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