Dove la troviamo la “verità” di una guerra? Nei disegni dei leader, nelle strategia dei comandanti militari, negli effetti geopolitici? Nelle analisi degli opinionisti? O sta nel dolore delle vittime, dei caduti, giovani militari o civili che siano? Verità qui intesa come senso profondo, priorità, chiave corretta per leggere un evento. E’ chiaro che chi sceglie di pensare alle vittime privilegia il punto di vista umanitario a quello dei rapporti di forza. Così a tre anni dall’invasione Russa dell’Ucraina noi scegliamo di partire da qui. Con una premessa, sui soldati che hanno perso la vita non c’è alcuna certezza, ciascuno dei contendenti diffonde numeri solo sulle presunte perdite del nemico. Detto questo si stima che i Russi abbiano avuto oltre centomila morti, gli Ucraini una cifra inferiore, forse intorno agli ottantamila. Sommando le due parti, i feriti (molti dei quali mutilati) superano con buona probabilità le seicentomila unità. Maggiori certezze ci sono “purtroppo” sui civili. A perdere la vita 12.500 persone, quasi 30mila i feriti. Questa terribile contabilità va completata ricordando i 7 milioni di rifugiati Ucraini in giro per il mondo, i 4 milioni sfollati in altre zone del paese, i moltissimi giovani (di entrambe le parti) ricercati perché renitenti alla leva.
Quando si parla di un possibile cessate il fuoco, di una tregua, di colloqui di pace io penso a questa strage, al dolore di queste persone e alla possibilità che tutto questo finisca. So che altri pensano invece ai disegni imperiali di Putin, alle giravolte di Trump, al suo progetto di tutelare solo gli interessi americani, ridisegnando il mondo in base alle sfere di influenza delle “grandi potenze”. Rispetto coloro che sottolineano questi elementi, ma io vedo soprattutto corpi straziati, persone costrette a abbandonare le loro case, vite spezzate e nutro la speranza che questo sia l’ultimo anniversario di un evento segnato dalla morte di tanti innocenti. Spero pure che il rischio di una apocalisse nucleare si allontani.
Nutro poi una particolare amarezza per gli scenari politici che vanno delineandosi. Il discorso sarebbe lungo e qui non c’è spazio per farlo tutto. Diciamo che l’Europa, nata sulla base di un progetto di pace, non ha svolto alcun ruolo diplomatico in questi tre anni. Le iniziative di dialogo sono finite nelle mani di personaggi come l’autocrate turco Erdogan e oggi di Trump che ha una sensibilità umanitaria vicina allo zero, non è per nulla interessato alla cooperazione internazionale ma solo ai rapporti di forza. Su quest’ultimo punto però non si può essere sordi e ciechi. Basterebbe chiedere a uno storico a scelta come sono finite le guerre del passato. Ci sono solo due esiti possibili: o con un compromesso o con l’annichilimento di una delle parti in lotta. E’ realistica oggi la “sconfitta totale” della Russia? Si è fatta molta confusione fra il giudizio etico politico su Putin (un nazionalista russo autoritario e spietato, non a caso amico delle destre europee) e le misure da assumere per fronteggiarlo che non possono essere unicamente di tipo bellico. Nessuno ha riflettuto seriamente sul fatto che le nostre democrazie mantengono il consenso garantendo e migliorando i servizi sociali, non incrementando all’infinito le spese militari. L’informazione ridotta a propaganda ha fatto pure di peggio attaccando la cittadinanza, il “popolo” perché troppo incline alla pace per presunta vigliaccheria.
L’Europa, tutti noi, possiamo andare da qualche parte soltanto ripartendo da un pensiero che metta al centro l’umanità e la vita, che indichi una prospettiva di progresso civile e sociale legato a rinnovate forme di cooperazione internazionale, come ci ha indicato con straordinaria lucidità Papa Francesco. I “profeti” di un Occidente ( sarebbe da chiedergli cosa sia oggi) in lotta contro tutti, lasciati col cerino in mano dalla nuova amministrazione USA e dai tecno oligarchi che la supportano, ci fanno finire nel baratro. Come ci ha insegnato Edgar Morin non possiamo lasciare loro campo libero.
Quando si parla di un possibile cessate il fuoco, di una tregua, di colloqui di pace io penso a questa strage, al dolore di queste persone e alla possibilità che tutto questo finisca. So che altri pensano invece ai disegni imperiali di Putin, alle giravolte di Trump, al suo progetto di tutelare solo gli interessi americani, ridisegnando il mondo in base alle sfere di influenza delle “grandi potenze”. Rispetto coloro che sottolineano questi elementi, ma io vedo soprattutto corpi straziati, persone costrette a abbandonare le loro case, vite spezzate e nutro la speranza che questo sia l’ultimo anniversario di un evento segnato dalla morte di tanti innocenti. Spero pure che il rischio di una apocalisse nucleare si allontani.
Nutro poi una particolare amarezza per gli scenari politici che vanno delineandosi. Il discorso sarebbe lungo e qui non c’è spazio per farlo tutto. Diciamo che l’Europa, nata sulla base di un progetto di pace, non ha svolto alcun ruolo diplomatico in questi tre anni. Le iniziative di dialogo sono finite nelle mani di personaggi come l’autocrate turco Erdogan e oggi di Trump che ha una sensibilità umanitaria vicina allo zero, non è per nulla interessato alla cooperazione internazionale ma solo ai rapporti di forza. Su quest’ultimo punto però non si può essere sordi e ciechi. Basterebbe chiedere a uno storico a scelta come sono finite le guerre del passato. Ci sono solo due esiti possibili: o con un compromesso o con l’annichilimento di una delle parti in lotta. E’ realistica oggi la “sconfitta totale” della Russia? Si è fatta molta confusione fra il giudizio etico politico su Putin (un nazionalista russo autoritario e spietato, non a caso amico delle destre europee) e le misure da assumere per fronteggiarlo che non possono essere unicamente di tipo bellico. Nessuno ha riflettuto seriamente sul fatto che le nostre democrazie mantengono il consenso garantendo e migliorando i servizi sociali, non incrementando all’infinito le spese militari. L’informazione ridotta a propaganda ha fatto pure di peggio attaccando la cittadinanza, il “popolo” perché troppo incline alla pace per presunta vigliaccheria.
L’Europa, tutti noi, possiamo andare da qualche parte soltanto ripartendo da un pensiero che metta al centro l’umanità e la vita, che indichi una prospettiva di progresso civile e sociale legato a rinnovate forme di cooperazione internazionale, come ci ha indicato con straordinaria lucidità Papa Francesco. I “profeti” di un Occidente ( sarebbe da chiedergli cosa sia oggi) in lotta contro tutti, lasciati col cerino in mano dalla nuova amministrazione USA e dai tecno oligarchi che la supportano, ci fanno finire nel baratro. Come ci ha insegnato Edgar Morin non possiamo lasciare loro campo libero.