80 anni dalla Liberazione, verso il 25 aprile 2025

Scandalo finanziario da prima pagina, Milei chiamato in causa

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Non era scontato che capi di stato e miliardari fossero tanto superficiali da farsi cogliere dappresso a luoghi di misfatti. Eppure in questi ultimissimi giorni è accaduto da più parti. Il clamore più pirotecnico -niente affatto l’unico- viene dall’Argentina. Con ampi particolari di una cronaca balzata ieri in prima pagina su tutti i maggiori giornali del continente americano, letteralmente, fino al New York Times. Ecco i fatti: venerdi scorso Javier Milei scrive sul suo profilo in rete di aver promosso un progetto privato per la crescita economica dell’Argentina, collegato a una nuova cripto-moneta, la Libra. Questione di ore e le sottoscrizioni diventano un vento che gonfia il suo valore in borsa fino a sfiorare i 6 miliardi di capitalizzazione in dollari. Un boom da lotteria mondiale! Che però si dissolve ancor più rapidamente di come è sorto. I miliardi spariscono infatti in ondate supersoniche di vendita. L’origine del maremoto che s’abbatte sul mercato viene ricondotta agli stessi gestori del fondo Libra. Il rastrellamento è stato totale. Stando ai primi calcoli, la beffa sarebbe costata ai 40mila acquirenti un centinaio di milioni di dollari. Poco dopo la mezzanotte di venerdì scorso, a danno irrimediabilmente compiuto, il presidente della Repubblica argentina torna sui “social”. Scrive testualmente: “qualche ora addietro ho espresso appoggio a una presunta impresa privata con cui ovviamente non ho nessun vincolo. Né ero al corrente dei suoi meccanismi interni. Una volta venutone a conoscenza ho deciso di non insistere nel sostenerla (pertanto ho cancellato il tuit precedente). Agli immondi ratti che vogliono approfittare di questa situazione per farmi danno, confermo che li caccerò a pedate nel culo”. Innegabilmente sconcertante. Al netto dell’eloquio, della sua eleganza. Ma neppure tanto quanto la stupefacente storia in cui il nome del presidente argentino campeggia su grande stampa e TV accanto a quelli di personaggi di poco limpida biografia. Riconducibile a un abile uso del notoriamente fraudolento “sistema Ponzi”, quello della cosiddetta piramide. Intere pagine di fotografie e altre testimonianze di pochi mesi o settimane addietro, propongono Milei come uno dei protagonisti di questa vicenda dai toni d’un giallo cinematografico sul set della cruda realtà. Al centro della trama in quanto CEO della KIP Protocol, a cui viene attribuito il patrocinio della cripto moneta in questione, Julian Peck ha sorpreso un po’ tutti dichiarando ai maggiori quotidiani del paese di non entrarci nulla. In verità -ha affermato- il vero responsabile sarebbe invece Hayden Davis, proprietario di Kelsier, una società finanziaria presente in borsa dove opererebbe in parallelo alla KIP. Le parole di Peck marcano l’ingresso a un labirinto lungo il quale quasi tutti i più noti degli addetti ai lavori trovano adesso il momento per travestirsi da casuali e innocenti passanti. “Agenti di borsa e azionisti di compagnie che venerdi elogiavano inequivocabilmente Libra, negano di aver raccomandato l’operazione d’acquisto, osserva l’autorevole quotidiano PERFIL. Su cui si legge anche lo sferzante giudizio dell’ex ministro di Economia Martin Guzman: ”Ci sono 2 possibilità. O il Presidente è realmente un ingenuo o molto peggio. Non dimentichiamoci che si tratta di un economista di professione, carriera in cui si studiano proprio queste cose.” E non è dei più severi. Vengono annunciate varie denunce all’Autorità giudiziaria. Al Congresso l’opposizione cerca i numeri per far votare un giudizio politico.


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