Un nuovo, incredibile sviluppo ha scosso l’udienza odierna del processo ai presunti responsabili del sequestro, tortura e omicidio di Giulio Regeni.
La Corte ha ricevuto una nota dall’ambasciatore Armando Varricchio, all’epoca dei fatti consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha completamente contraddetto la testimonianza da lui resa in aula lo scorso 11 febbraio.
Varricchio ha dichiarato di aver consultato le agende e ricostruito i suoi spostamenti tra gennaio e febbraio 2016.
Secondo quanto affermato, in quel periodo si trovava in viaggio in Giappone, il che esclude il suo diretto coinvolgimento nelle comunicazioni relative al caso Regeni fino al 31 gennaio. Questa rivelazione ribalta le dichiarazioni precedenti, nelle quali aveva parlato di frequenti contatti con la Farnesina e di una presunta “massima attenzione” riservata alla vicenda fin dall’inizio.
La Corte ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura affinché venga valutata l’ipotesi di falsa testimonianza e ha inoltre disposto l’acquisizione dell’intera corrispondenza intercorsa tra Palazzo Chigi e la Farnesina in quei giorni cruciali.
L’amarezza e lo sconcerto per questa ennesima svolta nel caso Regeni si sommano alla crescente consapevolezza che vi siano ancora molte ombre sulla reale gestione della vicenda da parte del governo italiano. La speranza è che questo nuovo sviluppo possa contribuire a far emergere finalmente la verità su quanto realmente fatto – o non fatto – per salvare la vita di Giulio Regeni.
Prossima udienza l’8 aprile 2025 per la nuova audizione con il colonello Panebianco mentre per l’udienza del 27 maggio 2025 è stato nuovamente convocato l’ad di ENI Claudio Descalzi.