Raccontare le storie di sfruttamento dei braccianti agricoli in provincia di Latina, scendere nello specifico delle loro condizioni di lavoro e spiegare che sono persone cui è stato sottratto ogni diritto può equivalere a “gogna mediatica“. Gli avvocati di Renzo Lovato e Antonello Lovato, padre e figlio accusati di sfruttamento di un numeroso gruppo di lavoratori indiani e raggiunti da misura cautelare pochi giorni fa, hanno emesso un comunicato in cui sostengono che a Latina esiste un “perdurante clima di vera e propria gogna mediatico- giudiziaria che non giova a nessuno”. Va ricordato per la cronaca che Antonello Lovato è l’imprenditore in carcere con l’accusa di omicidio nei confronti di Satnam Singh, il giovane indiano morto il 19 giugno 2024 in seguito ad una grave emorragia dovuta al fatto che fu abbandonato insieme al braccio staccato in seguito all’incidente sul lavoro avvenuto proprio nell’azienda dei Lovato. Un fatto di una tale gravità da aver sollevato il coperchio dalla gravissima sacca di sfruttamento e riduzione in schiavitù dei braccianti in provincia di Latina producendo numerose manifestazioni di piazza e una lunga istruttoria parlamentare nella quale sono state sentite tutte le organizzazioni sindacali e datoriali, il Prefetto, i direttori di Inps, Ispettorato e Inail di Latina. La domanda che ci si pone davanti al comunicato della difesa dei Lovato è: quanto è possibile ancora raccontare la realtà e la cronaca dello sfruttamento?
(Nella foto Satnam Singh)
Patrizia Migliozzi è portavoce del Presidio di Articolo 21 di Latina