Celebriamo quest’anno il Giorno della Memoria in un quadro di devastazione e di morte. Le guerre in corso, malgrado il (duraturo? temporaneo?) cessate il fuoco a Gaza, rappresentano il rischio più grande di un conflitto globale, come sempre ricorda Papa Francesco.
Dopo il secondo dopoguerra del Novecento mai si era assistito ad una situazione tanto violenta e pericolosa.
Il ricordo del mostruoso Buco Nero della Shoah si salda alle memorie quotidiane delle oppressioni e delle umane sofferenze. Tanti, troppi teatri guerreggiati ci inducono a dedicare la scadenza del 27 gennaio a quel terribile abisso morale del Novecento e alla Pace.
Se non si riannodano le fila della pace, le stesse doverose celebrazioni rischiano di ridurre la propria dirompente forza d’urto politica ed etica.
Numerose saranno le iniziative in Italia e tra di esse quella promossa dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico con la lettura di brani scritti da Cesare Zavattini per bambine e bambini proprio per invitarli ad assumere parole e culture pacifiste, nonché con la proiezione del Cinegiornale ideato nel 1963 proprio dal visionario intellettuale di Luzzara.
Che il Giorno della Memoria segni un superamento di una troppo lunga stagione di atrocità.