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Esecuzione prevista entro il 21 maggio per il ricercatore Ahmadreza Djalali

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Arriva dai media iraniani la notizia dell’imminente esecuzione del ricercatore Ahmadreza Djalali.

Secondo il canale di stato ISNAil prigioniero iraniano-svedese nel braccio della morte, il dottor Ahmadreza Djalali, sarà giustiziato entro due settimane, il prossimo 21 maggio”

L’esecuzione programmata che è in reazione al processo di Hamid Noury ​​per crimini di guerra in Svezia.

Sul comunicato di Iran Human Rights si legge che ancora una volta la Repubblica islamica dell’Iran sta usando la pena di morte come strumento di estorsione e pressione sui paesi occidentali.

Kazem Gharibabadi, segretario dell’Alto Consiglio iraniano per i diritti umani e vice capo degli Affari internazionali della magistratura iraniana, aveva minacciato il 2 maggio che le condanne di individui legati alla Svezia sarebbero state eseguite.

Le associazioni per i Diritti Umani chiedono ancora una volta alla comunità internazionale di fermare l’esecuzione di Ahamdreza Djalali con un’azione tempestiva.

Solo poche settimane fa avevamo incontrato per Articolo21 la moglie di Ahmadreza, Vida Merhannia che giunta in Italia, aveva lanciato un appello ai politici italiani Aiutatemi a salvare mio marito aveva detto.

Il dottor Djalali é un medico di 47 anni, si è formato presso un’università militare iraniana in medicina delle catastrofi. Una disciplina che studia, anche come reagiscono gli ospedali a disastri naturali e umani come attacchi terroristici di tipo CBRN (armi chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari).

Era proprio questo il tema di ricerca di Djalali fra il 2012 e il 2015, quando lavorava come ricercatore al Center for Research and Education in Emergency and Disaster Medicine, dell’Università del Piemonte Orientale.

Djalali nell’aprile del 2016 venne arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Lo scienziato di origini iraniane ma residente in Svezia quindi con doppia cittadinanza è stato condannato a morte e a pagare 200.000 euro di multa con l’accusa di  “corruzione sulla terra” (efsad-e fel-arz) dopo un processo gravemente iniquo davanti alla sezione 15 della Corte Rivoluzionaria di Teheran.

Il verdetto della corte ha affermato che Ahmadreza Djalali ha lavorato come spia per Israele nel 2000.

Secondo uno dei suoi avvocati, il tribunale non ha però mai fornito alcuna prova per giustificare tali accuse. La sua esecuzione in Iran è stata più volte rinviata.

I suoi legali hanno fatto inoltre sapere che il governo iraniano si è rifiutato di concedere la grazia.

Se l’esecuzione dovesse essere messa in pratica sarebbe l’ennesima violazione dei Diritti Umani in Iran e si aggiungerebbe alle oltre cento persone impiccate nel paese dall’inizio del 2022.


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