Lo ‘Smarrimento’ di non saper concludere quel che si è iniziato. Il nuovo testo di Lucia Calamaro al Teatro Franco Parenti di Milano

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Lo spettacolo scritto da Lucia Calamaro, con tanto di calzantissimi neologismi e deliziosi ammiccamenti al pubblico e alla contemporaneità, e interpretato con una maestria tutta improntata all’understatement, è un inno al fascino di quando qualcosa comincia. L’inizio è carico di potenzialità, di interesse risvegliato, di promesse pulsanti, che non sempre il prosieguo mantiene. Eppure, l’inizio di questo spettacolo non è così definito perché, mentre il pubblico si accomoda, Mascino fa capolino in scena mentre in sala le luci sono ancora accese, ci sbircia con noncuranza e quasi non vista dagli spettatori, si aggira tra gli arredi che costituiscono la scenografia e non solo fa gesto con le mani ai presenti ma anche dice, a mezza voce, di continuare pure come se lei non ci fosse… Con lo stesso ironico disincanto, fa il suo ingresso sul palcoscenico a luci spente, togliendosi le scarpe e parlando al telefono, accomodandosi sul divano di scena, facendoci entrare in un’intimità complice dove parla con il marito Paolo, che si intuisce essere a casa a badare alla famiglia, mentre lei si trova lontano per lavoro.

Ma improvvisamente esce dal personaggio, che scopriremo chiamarsi Anna, per entrare nella vera protagonista del monologo, una scrittrice in crisi, che ci dichiara di doversi appuntare questa scena per non dimenticarla e per metterla nel suo libro, che ha cominciato ma che non finirà, come ormai non riesce più a fare con nessuna delle sue creazioni… Ha come perso interesse per il proseguire l’opera, ci confida: si spiega, svela le sue fragilità ma chiedendo complicità, “in fondo, – dice – di come continuano le cose chi se ne frega”. Ed è così che questa donna eterea, che sembra confusa e spaesata ma che poi ha le idee chiarissime su come definirsi e che ci fa sorridere e riflettere con i suoi struggimenti e le sue domande. “Quanti ne avete voi, di inizi?”, chiede al pubblico, come se fossimo tutti un po’ pirandellianamente impegnati a vestire una maschera, a stufarcene e a reinventarcene una nuova, a darci nuovi obiettivi. Ecco perché siamo tutti così impegnati a fare, finché non ce la facciamo proprio più. Ci “sdiamo”, ci sfiniamo in tutti i modi che conosciamo, diamo fondo a tutto di noi, come se tutto questo impegno ci rendesse degni di essere, ma poi, quando siamo davvero esauriti fino in fondo, ci tocca ricominciare, darci un nuovo inizio… La scrittrice ci confessa che lei i suoi personaggi li vede e li mette lì. Li abbozza. Ci fa quindi conoscere appena Anna, che per un po’ lavora via da casa ma che cela un dolore; poi si cala nei panni del marito Paolo che si ritrova a occuparsi della figlia piccola e del figlio adolescente. E quell’abbozzo è già abbastanza per interessarci, anche senza storia, senza svolgimento. Lucia Mascino da interprete e Lucia Calamaro da artefice del testo passano dal femminile al maschile senza marcarne troppo le differenze, ma lasciandole affiorare, con leggerezza e delicatezza. Lo svolgimento rischia di essere troppo, di coinvolgerci mentre vorremmo evitare gli altri e i loro giudizi, di provocarci dolore, di fallire le aspettative? E’ questo che ci vuol dire questa Anna, che un evento scatenante l’ha resa “storta” dentro?

Ci sono davvero delle affermazioni che sono piccole prese di coscienza sull’essere, in questo testo. Sempre sul filo dell’autoironia, alcune autodefinizioni hanno un che di sorprendente e profondo, oserei dire epifanico, se non fosse un termine forse troppo intellettuale per questo spettacolo così autentico e leggiadro, alla scoperta di quanto c’è di euristico in questo odioso e umanissimo smarrimento di fronte al dolore e alle contraddizioni del mondo. Davvero come chi vuol fare mille cose in una delle ultime giornate di settembre, quando l’anno è ricominciato con tante belle e timide speranze ma noi siamo lì a chiederci perché, anche questa volta, non riusciamo a starci dietro, a quell’inizio nuovo di pacca. Senza l’ombra di depressione, però. Piuttosto con gentile disincanto e tenerezza per sé e per le proprie fatiche. Ben venga questo sodalizio tra le due Lucie, se questo è il risultato. E speriamo non sia che un inizio.

Smarrimento

uno spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro

per e con Lucia Mascino

scene e luci Lucio Diana

costumi Stefania Cempini

produzione Marche Teatro

Prossime date:

24 febbraio 2022 Castiglion Fiorentino (AR) – Teatro Mario Spina

25 febbraio 2022 Campiglia Marrittima (LI) – Teatro dei Concordi

27 febbraio 2022 San Giovanni Lupatoto (VR) – Teatro Astra

11/13 marzo 2022 Firenze – Teatro Niccolini

 

Lo ‘Smarrimento’ di non saper concludere quel che si è iniziato


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