Giornalismo sotto attacco in Italia

Tributo a Giulio Regeni, dall’Appia al teatro India popolo giallo rinnova richiesta verità e giustizia

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Giustizia, verità, partecipazione. Giustizia non ce n’è. Verità neppure. C’è però la partecipazione, dal basso, spontanea, trasversale. E questa spinta tiene accesa la speranza di arrivare alla verità e alla giustizia.
Forse è un po’ semplicistico, ma credo che gli ingredienti del caso Regeni siano questi. Un orribile omicidio, compiuto sicuramente da apparati dello stato egiziano; un’indagine che poteva finire nel nulla se non ci fosse stato un ambasciatore che non si è girato dall’altra parte, una famiglia che non si è chiusa nel dolore privato, un pezzo del mondo giornalistico e accademico che ha rifiutato l’insabbiamento. Questo è stato l’innesco della reazione che ha portato – ad esempio – questa generosissima “armata Brancaleone” di ciclisti a percorrere mezza Italia con una lettera dei genitori di Giulio Regeni da consegnare alle autorità, (speriamo alle più alte autorità dello stato). Ma si potrebbero citare anche i braccialetti gialli con la scritta nera, diventati oramai segni di riconoscimento di un’umanità che non cede al rancore; o gli striscioni appesi alle finestre di municipi e università. Se di storie di ingiustizia e depistaggi la cronaca d’Italia è piena, quella di Regeni è una vicenda che potrebbe segnare il riscatto. Proprio perché dal basso è partita un’onda di indignazione, di solidarietà, di richiesta di giustizia che ha aiutato gli organi investigativi e giudiziari a non fermarsi di fronte alle bugie, ai ritardi, alla “ragion di stato”. E’ successo con la strage di Piazza Fontana (i giornalisti democratici che fecero la controinchiesta), con Ustica – ricordate il film “Il muro di gomma”? – con Peppino Impastato, con una lotta quasi solitaria della famiglia e degli amici, o più recentemente con Stefano Cucchi. E, fateci caso, ciò che impedisce di chiudere quelle tragedie nel cassetto dei drammi personali da archiviare è innanzitutto la forza dei familiari, che trasformano il dolore privato in un atto di denuncia pubblica. Essere al loro fianco, domani 3 ottobre, a parlare con i liceali al Parco dell’Appia Antica alla mattina, o con tanti attori la sera al Teatro India, non è un dovere: è stare dalla parte giusta. Quando la staffetta in bicicletta partita da Fiumicello consegnerà, insieme ai genitori di Giulio Regeni, quella richiesta di verità e giustizia, avrà con sé questa parte d’Italia. Forse minoritaria ma sicuramente la più sana.


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