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Giornata della pace, Papa: la rivoluzione cristiana è amare il nemico. Il rischio: potenti satolli e gente povera

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In questi giorni tutti guardano ad Assisi, tutti guardano a Francesco uomo e santo della pace. Il primo gennaio del nuovo anno la Chiesa e non solo, celebrerà la 50esima giornata mondiale della pace e Bergoglio con la lungimiranza che lo contraddistingue, offre un messaggio chiaro: “La non violenza stile di una politica per la pace” che ci esorta tutti, nessuno escluso, a non nasconderci dietro falsi pretesti. Verrebbe da dire, ma quale pace? L’anno trascorso ci ha “regalato” un impressionante pallottoliere: Siria trentacinquemila morti, Ucraina dal 2014 ad oggi novemila e 758 morti con 22 mila feriti, Sud Sudan oltre cinquemila vittime, fino al conflitto israelo-palestinese, per non parlare della guerra in Messico contro le bande della droga che contano oltre diecimila morti. Poi ci sono gli attacchi terroristici in Europa, da Parigi a Bruxelles fino a Berlino. E’ impressionante la scia di sangue.

Il messaggio di Papa Francesco questa volta non è rivolto tanto alla gente, essi sono le prime vittime di chi la guerra la comanda e la gestisce. Il rischio è: potenti satolli e gente povera che apre la strada ai populismi più pericolosi. Bergoglio questa volta parla ai politici, ai governi del mondo. Fino a quando non metteranno mano alle vere cause della guerra (ingiustizia sociale, interessi oscuri, commercio d’armi) nessuno potrà scrivere o ergersi a paladino di pace. Questa volta pretesti non ce ne sono, la strada della non violenza è possibile. Dopo gli accordi tra il Governo colombiano e le Farc, la pace non si mostra come questione utopistica, ma diventa reale. E sulla lettera del Papa, si stagliano i giganti che la pace l’hanno resa possibile: Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale e Leymah Gbowee. Dobbiamo guardare alla pace come la speranza, come la preghiera per andare alla ricerca del bene comune e dell’integrazione. E se guardiamo ad Assisi è perché San Francesco ci indica come agire: “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira o alla scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia della vostra mitezza”. Articolo apparso nel Corriere della Sera del 31 – 12 – 2016.

*direttore della Rivista di San Francesco


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