Giornalismo sotto attacco in Italia

“Lo sai che ce la facciamo a privatizzare la Rai per decreto?”

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In pieno agosto un alto dirigente Rai passava davanti a Palazzo Chigi dove all’epoca sedeva Massimo D’Alema. Lo fermò l’economista, poi deputato, Nicola Rossi, consigliere economico del presidente, per dirgli : “Lo sai che ce la facciamo a privatizzare la Rai per decreto?” Il dirigente si pulì gli occhiali, sorrise e salutò. Non successe nulla. Però l’idea di cambiare profondamente la struttura della Rai anche per decreto non è nuova. Del resto, come dimenticare che esponenti autorevoli dell’Ulivo, nonché giornalisti e anchor man  Rai e non Rai sostenevano la necessità di mettere sul mercato due delle tre reti di Viale Mazzini? Che così si riduceva a gestire col suo apparato una sola misera rete. Non parlo di ciò che farà Matteo Renzi perché ancora se ne sa assai poco, in fondo, e perché non ho ben capito come si possa ridare all’ente radiotelevisivo di Stato una forte impronta di servizio pubblico (benissimo) riducendo però della metà il suo già modesto ed evaso canone (sbalorditivo). Miracoli dell’illusionismo o del trasformismo. Vedremo.

Tutto è possibile in questa Italia, anche che il Job’s Act realizzi “tutele crescenti” e poi ci siano aziende (il Call centre sentito l’altra sera da Massimo Giannini per Ballarò) che i tutelandi li licenziano in gran prescia e buonanotte.

Finisco con la faccenda dell’acquisto di Rai Way da parte di una società collegata a Mediaset e del governo che subito si è affrettato a ribadire il limite invalicabile del 51%. Mi pare che persino le pur deboli regole antitrust vietino un simile pasticciaccio. Ma, ripeto, tutto è possibile. Persino che Maurizio Gasparri se la prenda fieramente con Renzi perché l’ha sfottuto per l’omonima legge. Mesi fa io scrissi sull’”Unità” (ormai sepolta dopo giochi e giochetti sulla pelle dei redattori e della storica testata da parte del Pd) che si trattava di una “legge infame”. Ebbene, leggo per caso in un resoconto d’aula del Senato che il senator Gasparri se l’è presa fieramente per quell’”infame!” rispondendomi con veemenza. Del resto fu lui a gambizzare la Rai non avallando la vendita di un 49% di Rai Way già avvenuta ai texani di Crown Castle con 724 miliardi di lire (del 2001) depositati prontamente in banca. Alle nostre rimostranze rispose garantendo che avrebbe trovato lui acquirenti migliori. Li avete visti? No. Forse pensava al Cavaliere oggi ex. A me questa storia di Mediaset/Rai Way ha tanto l’aria di un ballon d’essai. Però vediamo.


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