Rapporto Rsf, Italia arretra di 5 posizioni ma restano i curdi i giornalisti più colpiti

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Se sei inviato di guerra ogni volta che parti sai che corri dei rischi. Se scrivi di mafia e cartelli criminali sai di essere un bersaglio. In Turchia anche se fai semplicemente il tuo mestiere a schiena dritta ti privano della libertà. In Italia scattano azioni legali temerarie che tentano di impedire ai giornalisti di raccontare verità scomode e abusi di potere.
Non a caso l’annuale report di Reporter senza frontiere il nostro paese arretra di 5 posizioni e finisce nella fascia dei Paesi “problematici”, al 46esimo posto.
Le ragioni sono ormai note: le pressioni del governo, le leggi bavaglio e le querele temerarie.
“Lo avevano ampiamente anticipato e denunciato. Non sorprende nessuno: era facilmente prevedibile che l’Italia perdesse posizioni nel rapporto di Rsf e si ritrovasse con l’Ungheria” sottolinea Beppe Giulietti, coordinatore nazionale di Articolo 21.

Il rapporto mette ancora una volta in evidenza come coloro che subiscono le peggiori minacce alla vita e alla sicurezza, siano soprattutto i giornalisti curdi, costantemente bersagliati dal governo della Turchia, che insieme all’Iraq è tra i paesi del mondo con violazioni “molto gravi”.
Il rapporto pubblicato da RSF oggi, Giornata mondiale della libertà di stampa, classifica l’Iraq, compresa la regione del Kurdistan, 169esimo  su 180 paesi, due punti in meno rispetto all’anno precedente mentre la Turchia è al 158esimo posto.
Oggi più che mai, dunque, nella Giornata internazionale per la libertà di stampa, rinnovare il sostegno  ai colleghi turchi e curdi è doveroso, come continuare a sostenere i coraggiosi reporter che a Gaza (in 124 hanno perso la vita ad oggi) rischiano la vita per raccontare la guerra iniziata dopo l’atto terroristico di Hamas contro Israele il 7 ottobre.
Articolo 21, insieme a International Press Institute (IPI),  Media and Law Studies Association (MLSA) e altre 25 organizzazioni condannano con forza l’arresto di tre giornalisti curdi la scorsa settimana e chiedono alle autorità turche di rispettare il diritto alla libertà di stampa e di rilasciare immediatamente i colleghi detenuti.

Il 23 aprile, le autorità turche hanno effettuato un vero e proprio raid contro giornalisti curdi a Istanbul, Ankara e Şanlıurfa. Le autorità hanno arrestato nove persone, tra cui i redattori dell’Agenzia Mezopotamya (MA) Esra Solin Dal, Mehmet Aslan, l’ex giornalista della MA Doğan Kaynak e il reporter Erdoğan Alayumat. È stato loro negato l’accesso agli avvocati per 24 ore. Il giorno successivo, la detenzione preventiva è stata prolungata di altre 24 ore.

Dopo aver rilasciato dichiarazioni ed essere comparso in tribunale, Kaynak è stato rilasciato mentre Dal, Aslan e Alayumat sono stati trasferiti in carcere il 27 aprile. Sono accusati di “appartenenza ad un’organizzazione terroristica”.

Nonostante questa accusa, i loro fascicoli non contengono alcuna prova a sostegno delle affermazioni, ha evidenziato  l’Unità legale della Media and Law Studies Association (MLSA) che fa parte del team della difesa. Durante gli interrogatori della polizia, sono stati interrogati esclusivamente sul loro lavoro giornalistico, sulle fonti e sulle attività sui social media. L’Unità legale della MLSA ha presentato ricorso contro l’ordinanza di riservatezza e le ulteriori restrizioni imposte al loro caso.

Continue molestie e intimidazioni nei confronti dei giornalisti curdi si riversano da anni sui media e sui giornalisti curdi, sempre più presi di mira dal governo turco. L’anno scorso, un numero allarmante di giornalisti curdi – nove in totale – sono stati incarcerati e condannati a pene fino ai sette mesi senza aver commesso nessun reato. In un altro caso, 11 giornalisti curdi sono stati arrestati prima delle elezioni presidenziali e parlamentari del paese nel maggio 2023 senza che venisse formulata alcuna accusa. Andando indietro nel tempo, altri 25 giornalisti curdi sono stati arrestati e messi in custodia cautelare nel 2022. Il database Mapping Media Freedom registra 43 allert che hanno interessato 118 giornalisti, operatori dei media o organi di informazione curdi dal 2022 a oggi.

Gli allarmi sono per lo più casi di molestie legali che spesso portano all’arresto e all’incarcerazione.

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, il 3 maggio, rinnoviamo il nostro appello urgente alle autorità turche affinché cessino le molestie e le intimidazioni nei confronti dei giornalisti curdi. Li esortiamo a garantire la sicurezza e la protezione di tutti i giornalisti in linea con gli obblighi della Turchia ai sensi della Legge sulla stampa e della Costituzione. Chiediamo inoltre di porre fine alla costante violazione dei diritti di libertà di espressione e di libertà dei media tutelati dall’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

La Turchia deve rispettare la Legge sulla stampa e le disposizioni della CEDU e dunque astenersi dal prendere di mira i media curdi e consentire a tutti i giornalisti di svolgere la propria professione, elemento vitale per una democrazia, senza timore di intimidazioni.


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