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Cinecittà occupata manifesta davanti al Ministero dei Beni Culturali

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Oggi la manifestazione dei lavoratori di Cinecitta’ conferma la loro forza contro il “piano industriale di Luigi Abete” che, dopo la scelta di procedere con lo spacchettamento senza aver ascoltato i lavoratori e i professionisti del settore, dopo tre mesi di sciopero non è stato costituito nessun tavolo.

Cinecittà Studios, che sono in sciopero e in occupazione dal 4 luglio continuano a difendere il loro stabilimento – la tutela dei posti di lavoro e della mission cinematografica.
Alle 15,00 i lavoratori si sono presentati davanti alla sede del Ministero dei Beni Culturali in via del Collegio Romano, con striscioni che recitano “Salviamo Cinecittà”
Alle 17,00 una delegazione dell’RSU è stata accolta dal Dott. Nicola Borrelli il quale si è impegnato a contattare il Presidente Luigi Abete per un tavolo di confronto.

Questa mattina, alle 11,00, una delegazione della Commissione Cultura della Camera si è recata al presidio di Cinecittà in via Tuscolana, la presidente della Commissione Manuela Ghizzoni, a chiesto di fermare ogni azione e fare chiarezza sullo stato di Cinecittà – accompagnata da Emerenzio Barbieri (Pdl), Gabriella Carlucci (Udc), Maria Coscia (Pd), Paola Goisis (Ln) e Pierfelice Zazzera (Idv) –
La vicepresidenza degli Studios non ha permesso di visitare il sito alla commissione cultura che ha chiesto il bilancio e lo stato economico e produttivo di Cinecittà Studios, che si indaghi sugli interessi degli investitori coinvolti e che venga esposto il progetto industriale per verificarne la rispondenza alla finalità d’uso originario del sito.

Anche il Ministero sarà chiamato a fare la sua parte in merito a una società di cui è proprietario per il 20%”. Durante la visita al presidio la Commissione ha sottolineato di aver presentato “due risoluzioni per impegnare il governo a preservare le finalità artistiche e produttive e a farsi parte attiva per la convocazione di una tavolo di confronto che coinvolga i lavoratori, la proprietà, il Ministero e gli autori, che sono i primi fruitori degli Studios.
Conclude la Ghizzoni : non si stanno difendendo singoli posti di lavoro – ma un intero settore composto da 250.000 addetti verso il quale si è dimostrato un disinteresse.


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